lunedì 7 settembre 2026

Istantanee: il diario del mio viaggio in Isaan (e a Bangkok e Saigon)

Isaan, Bangkok e Saigon (21 dicembre 2025 - 6 gennaio 2026)

Durante il collegio dei docenti di maggio, mentre si votava la proposta di cominciare le lezioni con un giorno d'anticipo per poter poi fare ponte il 22 dicembre, io ero già indaffaratissimo sul principale motore di ricerca dei voli, focalizzato sul sud-est asiatico nella speranza di trovare un biglietto conveniente per il periodo di "più alta stagione possibile".
thailandia diario di viaggio
relax al tempio
La fortuna mi ha arriso; la controindicazione, se così si può chiamare, è stata di dover passare 16 ore di scalo a Mascate (più due notti in volo...altro che fuso orario).
Poco male, in Oman si entra senza visto e varie linee di bus aiutano a girare senza fatica tra i vari insediamenti che compongono la sua metropoli. La capitale del sultanato è graziosa e genuina, con diversi aspetti interessanti e una temperatura a dicembre del tutto gradevole, ma andiamo al sodo.
Bangkok!
È il sesto mio viaggio che ha come fulcro la capitale thailandese. Non sarà l'ultimo.
Non passa mai la voglia di girare per Bangkok.
Non si fa nemmeno fatica, dopo tutte queste volte, a trovare qualcosa di nuovo e interessante da fare a vedere.
a bang nam phueng
Stavolta, immediatamente dopo aver mollato il bagaglio in hotel (era mattina presto, mancavano ancora più di 5 ore al check-in) e nonostante la mancanza di un sonno decente, la grandiosa scoperta è stata un isoletta rurale creata da un canale artificiale che bypassa una stretta ansa del Chao Praya. Il bello di Bang Nam Phueng è che per raggiungerla basta un battellino che attraversa il grande fiume, è in pieno agglomerato urbano, tanto che sullo sfondo emergono dagli alberi le cime dei grattacieli. Si gira in bici tra campi, piantagioni, acquitrini, una vera placida campagna thailandese. La domenica poi, l'attrazione principale è il mercato galleggiante, frequentato quasi esclusivamente da locali che nel week end vogliono sfuggire al caos della megalopoli: facce occidentali pochissime e tanto buon cibo da strada. Un inizio di vacanza davvero ottimo, ora c'è da recuperare sonno e stanchezza del viaggio, che nuove scoperte incombono.
Intorno a Bangkok, uno dei posti che sempre mi aveva intrigato è la cittadina di Nakhon Pathom.
Al centro di questa infatti, si erge gigantesco il Phra Pathom Chedi, i cui 120 metri di altezza ne fanno il secondo stupa più alto del mondo (curiosamente, il primo, che lo supera di 2 soli metri, l'ho visto appena pochi mesi fa ad Anuradhapura, in Sri Lanka). La struttura ricorda però più quelle birmane, con recinti concentrici e templi, altari, statue e altri edifici all'interno di questi.
thailandia diario di viaggio
unghie a on nut
thailandia isaan diario di viaggio
cibo thai
Da solo valeva lo spostamento, la cittadina poi è "ruspante al punto giusto", anche se di altre grandi attrazioni non ne ha (le avrebbe, però dei lavori dal termine indefinito le rendono al momento indisponibili).
La Thailandia più genuina attira sempre e questo mio viaggio l'ho votato proprio agli aspetti più rurali e autentici del paese, quindi sono volato a Khon Kaen (i thailandesi a cui ho parlato di questo spostamento hanno tutti risposto: " ah, e perché?"). L'Isaan è una regione molto poco battuta dal turismo internazionale, ma è la risaia del paese e una zona altamente caratteristica. Avrei in effetti dovuto cominciarne la visita da Ubon Ratchathani, ma la situazione con la Cambogia sconsigliava di girare per le provincie confinanti col paese khmer, benché il capoluogo distasse quasi 100 km dalla frontiera: la prudenza in questi casi non è mai troppa (come se mi ci volessero altri motivi per tornare ancora da queste parti).
A Khon Kaen in verità le cose da vedere non sono poi tantissime, ma motivi per venire non mancano, a cominciare da quell'atmosfera al 100% thailandese.
Da domani poi si sale ancora di livello

Per girare per bene la parte nord dell'Isaan ho pensato bene di affittare una macchina.
sul mekong a nong khai
thailandia isaan diario di viaggio
nani da giardino
Una volata treno-taxi mi ha portato all'aeroporto di Udon Thani, dove c'era già un mezzo ad attendermi, ma senza fermarmi nella città del nord della regione ho puntato direttamente ancora più a nord, a Nong Khai, dove il possente Mekong scorre pigro segnando il confine con il Laos. Questa cittadina di frontiera (c'è anche un ponte dell'amicizia dove poter passare la frontiera e in pochi chilometri raggiungere Vientiane) vive in simbiosi col suo grande fiume: c'è una magnifica passeggiata lungofiume e diversi punti di interesse, tra i quali un acquario nel campus universitario con i pesci della zona, anche il famoso pesce gatto gigante i cui esemplari esposti seppur belli corposi non raggiungono le dimensioni mastodontiche per cui è famoso, un curioso tempio sommerso di cui spunta una parte nel periodo di secca e un parco con grandi sculture a tema buddista con un gemello anche sul lato laotiano.
L'abitato è però un po' un'accozzaglia di casette tradizionali ed edifici moderni che sarebbe di certo risultato più pittoresco preservando meglio le parti storiche, come invece hanno sapientemente fatto a Chiang Khan, poco meno di 200 km più a ovest.
Quest'altra cittadina sulla sponda thai del Mekong è veramente un gioiellino: potrebbe fare concorrenza a Hoi An o Luang Prabang, solo che è più piccola e remota. Certo, ormai anch'essa è diventata molto turistica, con la stradina parallela alla passeggiata lungofiume (quest'ultima più stretta di quella di Nong Khai, ma più suggestiva) che ospita solo case in legno e dalle 5 di pomeriggio chiude al traffico e centinaia di persone si muovono si e giù lungo di essa comprando souvenir e spizzicando stuzzichini dai tanti banchi di street food. Ovviamente tutte le graziosissime abitazioni tradizionali ora sono hotel, ristoranti o negozi, ma lo scenario altamente pittoresco rimane, inoltre nella principale direttrice stradale e nelle stradine laterali di casette storiche ve ne sono molte altre, meno ripulite e patinate di quelle della walking street ovviamente, ma autentiche ed abitate dalla gente del posto.
Ah, il Mekong.
sul mekong a chiang khan
davanti a vientiane
Ho incontrato questo iconico fiume più e più volte, in tratti paesaggisticamente molto diversi tra loro come tra i rilievi del Laos, nei campi del Triangolo d'oro, in contesti urbani come a Phnom Penh e Luang Prabang o nel suo vasto delta vietnamita; mi manca il suo tratto iniziale sulle montagne dello Yunnan (viaggio da fare assolutamente quanto prima). Per la scenografica parte tra Nong Khai e Chiang Khan c'era però necessariamente bisogno della macchina giacché i mezzi pubblici passano altrove, ma lo spostamento non ha deluso e tra l'emozione di rivedere il centro di Vientiane ma dalla sponda opposta e i tanti splendidi paesaggi incontrando campi, villaggi e panorami dalle sponde ondulate e ricoperte di vegetazione, guidare è stato solo che un gran piacere.
La macchina mi tornerà inoltre utile anche nei prossimi giorni.

Udon Thani non ha moltissime cose da vedere, anche se sarebbe profondamente ingiusto relegarla a mera base per le esplorazioni della sua provincia, che invece è ricca di siti interessanti, tra i quali due patrimonio UNESCO.
thailandia isaan diario di viaggio
bucato al tempio
parco storico
Innanzi tutto, tornando da Chiang Khan, con una bellissima deviazione in mezzo a colline boscose incontrando ameni villaggi rurali e solo qualche cittadina più consistente, si arriva al parco storico di Phu Phra Bat. Questo luogo presenta delle formazioni rocciose molto particolari che in epoca preistorica davano riparo alle popolazioni locali e con alcune pitture rupestri ancora visibili, ma poi usate anche nei millenni successivi per formare dei siti religiosi in parte ancora attivi; inoltre è una bellissima passeggiata nella natura.
Parlando sempre di preistoria invece, a est della città si trova il sito archeologico di Bang Chiang. In uno scavo da queste parti sono stati rivenuti molti pezzi di vasellame, scheletri, utensili, armi e resti di animali domestici, risalenti fino a 5000 anni fa e ora tutto organizzato in un museo. E poi, altro in giro per la provincia: un tempio a forma di fiore di loto, un lago ricoperto di fiori rosa (di loto pure questi), il sito dove Ho Chi Minh visse per quasi tre anni, con museo e ricostruzione della casa annessi.
l'amico chi minh
thailandia isaan diario di viaggio
al parco a udon thani
Tutte cose che senza una macchina non avrei potuto vedere, ma era arrivata l'ora di restituirla e cambiare zona, non prima però di essermi goduto un po' pure Udon Thani.
La città più vivace dell'Isaan è molto piacevole anche senza grandi cose da vedere; ha infatti dei grandi complessi commerciali intorno ai quali si sviluppano diversi mercati notturni molto frequentati dalla gente del posto, un vero tempio dello shopping e del cibo. Non manca nemmeno la movida, in alcuni punti piuttosto equivoca a dir la verità (o forse no, è molto chiara in effetti).
Sarà per tutti questi motivi che qui c'è la più alta concentrazione di residenti stranieri occidentali della regione.
L'Isaan non ha ancora finito di giocare le sue carte.

Sembrava giusto chiudere un tour dell'Isaan con la sua città più grande e rappresentativa, nonché la più vicina (e meglio collegata) a Bangkok.
thailandia isaan diario di viaggio
animali al tempio
thailandia isaan diario di viaggio
capodanno
Nakhon Ratchasima, per tutti semplicemente Korat, è inoltre la terza area urbana della Thailandia.
Non si tratta di un posto famoso e i turisti occidentali sono quasi del tutto assenti, è però particolarmente autentica, piacevole e con alcune chicche da scoprire. La città vecchia è infatti rinchiusa in un fossato, tipo Chiang Mai per capirci, con i resti di mura e delle porte di accesso a catalizzare l'attenzione. In realtà, c'è si qualche bel tempio, uno in particolare con giardini fioriti e cascatelle intorno che da la sensazione di essere in un villaggio di collina, per non parlare del ruspantissimo quartierino popolare da attraversare per raggiungerlo, tuttavia più che i singoli siti è l'insieme di strade, vicoli, mercati, angoli, scassate casette di legno accanto a condomini in cemento e calda atmosfera da provincia rurale a risultare tanto gradevole e accogliente.
Il megafestival con migliaia di persone a spasso e le centinaia di bancarelle che vendevano tonnellate di cibo in alcuni casi non bene identificato, capannoni con giochi, giostre, luci natalizie e un grande palco con gruppi che suonavano, mi ha di certo aiutato a passare bene le serate.
a phimai
thailandia isaan diario di viaggio
era urgente
Per quello che riguarda la cultura infine, a una cinquantina di chilometri da Korat si trova la cittadina di Phimai, con uno dei gruppi archeologici khmer più importanti del paese, oltretutto ben lontano dalla frontiera con la Cambogia e quindi al momento visitabile in tutta sicurezza (pare che al momento ci sia un nuovo cessate il fuoco al confine, comunque troppo tardi, Ubon Ratchathani è rimandata alle prossime volte). L'Isaan si è dimostrato più che degno di attenzioni, mi è salita la voglia di girarlo meglio, ma come primo impatto direi che può bastare.
Per la notte di capodanno sto facendo una cosa insolita, invece di andarmi a infognare in qualche luogo dimenticato da dio sto rientrando a Bangkok, non di certo per fare nottata, tanto lo so che a mezzanotte sveglio non ci arrivo, però domani ho un altro spostamento più impegnativo da fare.

La decisione di tornare a Saigon è stata quantomai felice.
Come spesso capita, la seconda volta in una megalopoli, dopo aver espletato le classiche attività obbligatorie durante la prima visita, senza la spada di Damocle dei "must see" permette di godere meglio dell'atmosfera, delle chicche meno in vista, degli aspetti più autentici e la grande Ho Chi Minh City ha in effetti molto più da offrire rispetto a quanto evidenziato in primo piano dalle guide, ma andiamo con ordine.
selfie a saigon
selfie a saigon
Prima, altre 24 ore di cazzeggio a Bangkok, tra shopping selvaggio nei mercati di Pratunam e qualche altra gradevolissima scoperta (d'altronde all'ennesima volta in città, quanto detto sopra vale ancora di più), tipo una villa principesca con un giardino meraviglioso tra i palazzoni e i centri commerciali di Chit Lom, oppure, visto che di comunità musulmana si tratta, la vera e propria medina lungo il canale Saen Saep all'altezza della casa di Jim Thompson, già apprezzata di sfuggita oltre 10 anni fa ma mai esplorata con cura (tra l'altro così sono potuto tornare a usare i battellini sul canale per gli spostamenti: una figata).
Poi, appunto, Saigon.
La scusa (molto più di una scusa direi): coltivare un'amicizia; l'occasione: la scoperta di un sito con itinerari molto alternativi. Il risultato è stato seguire il tragitto della ferrovia, dove il mondo dei larghi viali tra i palazzoni intasati di traffico e motorini scompare per lasciare spazio a vicoletti (pure questi con tanti motorini), botteghe, piccoli mercati, deliziosi caffè e ristorantini, templi nascosti e sorrisi ovunque; oppure saltare sul waterbus e ammirare i graziosi e verdissimi quartieri residenziali lungo il fiume a nord-est del centro.
re di saigon
saigon diario di viaggio
cibo viet
L'esperienza curiosa è stata infine visitare il museo della medicina tradizionale vietnamita: l'edificio storico è splendido, tutto in legno e con le varie attrezzature esposte, ma l'addetta all'ingresso avvertiva che c'erano parecchi visitatori all'interno, forse perché si pagava la metà. I tanti visitatori erano però grupponi di ragazzi e ragazzette in età scolare o poco più in costume tradizionale che si facevano dei veri e propri servizi fotografici (c'erano anche parecchi adulti che facevano lo stesso) e io mi ci sono trovato totalmente in mezzo. Sorprendentemente diverse tra loro mi hanno chiesto di farsi la foto insieme (anche l'altra volta in Vietnam mi erano capitate persone che mi chiedevano un selfie insieme). Tra l'altro, solo ieri due volte mi hanno detto che sono "handsome": le ragazzette che mi potrebbero essere figlie al museo e una signora venditrice di stuzzichini mentre ero a cena con la mia amica; autostima a mille.
Grazie Saigon!

La domenica Saigon è piuttosto sonnacchiosa e i musei sono chiusi (sono chiusi anche il sabato, perché giustamente uno al museo dovrebbe andarci durante la pausa pranzo dal lavoro), persino posti come il mercato dei fiori aperto 24/7 o il centro coloniale sono piuttosto tranquilli.
selfie in costume a saigon
sul waterbus
Niente di meglio che dare allora la caccia ai cosiddetti cafe-apartment building, complessi residenziali talvolta belli talaltra brutalisti e malandati (in alcuni casi bellissimi e malandati allo stesso tempo), alcuni turistici altri frequentati solo da gente del posto. La particolarità di questi edifici è che oltre alle abitazioni, alcuni degli appartamenti ospitano graziosissimi caffè, ristorantini, botteghe e negozi, diventando dei punti di svago e aggregazione, oltre che delle peculiari attrazioni.
selfie in costume a saigon
saigon diario di viaggio
presepi
Solo a metà pomeriggio il Distretto 1 comincia a rianimarsi; però una parte consistente delle persone in giro sono bianchi occidentali e, dopo giorni nei distretti residenziali e meno turistici, il centro comincia a sembrare quasi artefatto. Quindi, via sul mio scooter, sul quale nonostante le dimensioni diventi davvero il padrone della città, con direzione zone più autentiche, che oltretutto devo comprare un po' di caffè vietnamita che non sembri proveniente da una gioielleria. Il premio di quest'ultima peregrinazione è stata scoprire una fantastica "street food street" dove tornare per cena.
Ora sono tornato a Bangkok, stasera comincerà il lungo e triste ritorno, l'ultimo giorno thailandese e le conclusioni me le scriverò da casa, pensando con gusto di essere ancora qua, in ogni caso un buon riassunto sulle mie impressioni di questi luoghi potrebbe essere: "non mi basta mai"!


30 ore di viaggio complice un lungo scalo a Shanghai e uno a Belgrado (un bel viaggio della speranza si, cosa non si fa per risparmiare), due giorni di scuola, un week end di ripresa, sei ore di fuso e 30 gradi di differenza dopo, eccomi dalla postazione di casa per concludere simbolicamente questo mio viaggio tra Bangkok, l'Isaan e Saigon.
tempio sikh
tempio sikh
Prima delle considerazioni, l'ultima giornata nella capitale thailandese, sempre sfruttando i battelli lungo il canale Saen Saep, che sono ufficialmente diventati il mio mezzo di trasporto preferito nella megalopoli, per passare dai mercati di Pratunam a scoprirne uno nuovo, il Bo Bae; d'altronde lo shopping si fa alla fine del viaggio no? Il tempo è bastato anche per togliermi dei sassolini dalle scarpe su alcune visite lasciate in sospeso le volte precedenti, come quella al tempio sikh e alle deliziose abitazioni tradizionali storiche del Bangkokian Museum, ma tanto le cose in sospeso a Bangkok non finiscono mai.
Appunto, alla fine torno con la consapevolezza che nella città degli angeli voglio andarci (e ci andrò) ancora tante altre volte, anche senza la scusa di dover vedere qualche altra cosa; in tutto ciò però, la mia seconda volta a Saigon mi ha invece fatto scoprire una città vitale, accogliente, piacevole, oltremodo interessante anche al di fuori dalle attrazioni da guida turistica e con molti motivi per tornarci (a prescindere dalle amicizie) più e più volte solo per poterla vivere con naturalezza, una degna rivale insomma della sua vicina thai. E l'Isaan? Ecco, speravo che percorrere la regione più genuina della Thailandia lungo la sua dorsale toccandone le città principali e sfogandomi un po' lungo il possente Mekong mi sarebbe bastato, invece ora mi si affaccia prepotentemente la curiosità di esplorarne anche gli angoli meno centrali sperando che i dissidi con la Cambogia trovino presto un quieto equilibrio.
Tirando le somme: sono partito per togliermi un po' di voglie e torno con più voglie che soddisfazioni, della serie "te levi la sete col prosciutto". Meglio passare al consueto elenco di fatti e curiosità con cui concludo i racconti dei miei viaggi va:
thailandia diario di viaggio
bangkok centro
battelli sul canale saen saep
- a Mascate c'erano diversi coffee shop che non vendevano caffè;
- mamma mia quanto sono scivolosi i marciapiedi a Bangkok;
- lo spiazzo davanti al centro commerciale alla stazione dello skytrain di On Nut era interamente riempito da decine e decine di postazioni per fare le unghie;
- a Khon Kaen hanno la fissa dei dinosauri, se ne vedono statue sparse un po' ovunque in città;
- in Thailandia hanno un problema con i semafori rossi, durano un'eternità anche se sei su una superstrada a mille corsie e incroci una stradina di campagna;
- a Udon Thani si trovano la maggior parte dei residenti stranieri dell'Isaan, curiosamente però si vedono in giro tantissime coppie miste (lui occidentale, lei thai) quasi tutte con entrambi i membri piuttosto in là con gli anni;
- la banconota da 50 bath è incredibilmente rara;
- ma quanto è curioso incontrare i cormorani nel laghetto di un parco pubblico in pieno centro cittadino?
- 6 compagnie aeree differenti che operano sullo stesso volo non mi erano mai capitate (Turkish, El Al, Lufthansa, Oman Air e Austrian che operano su un volo Thai), non riuscivo a trovare il codice del mio volo per Saigon e mi stavo quasi preoccupando;
- tra i vicoletti di Saigon ogni tanto spuntava qualche presepe (piuttosto kitsch) in strada;
- una strada a Saigon era stata praticamente trasformata in un giardino da un vivaio ivi situato che esponeva le piante sui marciapiedi;
ansia a belgrado
selfie in costume a saigon
- durante il week end le chiese di Saigon sono aperte ma non visitabili, d'altronde forse capisco perché, in Vietnam hanno un problema con i selfie: ogni luogo un po' carino è letteralmente invaso da orde di troupe fotografiche improvvisate con gente (giovani per la maggior parte, ma non solo) che noleggiano costumi tradizionali e si vanno a fare le foto, dei veri e propri servizi fotografici coi cellulari ma anche con macchinette professionali e schermi riflettenti, occupando ogni angolo disponibile e se la prima occasione nel museo della medicina tradizionale è risultata simpatica, poi alla lunga la cosa diventa invece notevolmente fastidiosa;
- l'aereo da Bangkok a Shanghai era quasi completamente vuoto, metteva un po' di ansia;
- mai tanta ansia comunque come quando arrivi a Belgrado e l'aeroporto è sotto la neve e hai paura di dover rimanere lì avendo nel bagaglio solo vestiti leggeri.
Uffa, voglio tornare nel sud-est asiatico!

Come da tradizione, ecco il video di questo viaggio:









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